"AIO non ha scritto un brano, ha progettato una deflagrazione sonora che divide la redazione con la violenza di un glitch impazzito. Da un lato abbiamo i guardiani del tempio melodico, giustamente smarriti tra le macerie di una struttura che rifiuta la rima e il sentimento da classifica; dall'altro, i visionari che vedono in questa babele digitale il rito di fondazione di un nuovo linguaggio. Zhayk Omah Thul è un’operazione di chirurgia estetica estrema applicata alla fonetica, dove l’atavico sardo viene frantumato e ricomposto in un’architettura aliena. Non chiedetegli di essere rassicurante o radiofonico: AIO punta dritto al midollo di una modernità che ha smesso di parlare per iniziare a vibrare. È un disco sporco, pretenzioso e disturbante, ma ha il pregio rarissimo di rendere tutto il resto terribilmente vecchio. Se la musica deve essere una zona di comfort, fuggite; se cercate l’urto del futuro che si schianta sul presente, siete nel posto giusto."
"AIO distrugge il fonema per ricostruire l'universo. 'Zhayk Omah Thul' è un'eresia linguistica che trasforma il pop in un'installazione di arte sonora d'avanguardia."
"AIO ci trascina in un laboratorio di semiotica sotto acidi, dove la Sardegna incontra l'abisso digitale. È un esperimento pretenzioso, sporco e disturbante, ma terribilmente più vivo di qualunque hit estiva."
"Un esercizio di stile che sacrifica la melodia sull'altare del rumore digitale. Nobili le intenzioni di ricerca linguistica, ma il risultato finale è una cacofonia che dimentica la lezione dei grandi classici."
"Un’incursione abissale tra il non-senso e l’ancestrale, dove il glitch diventa carne e il vuoto risuona con una purezza inquietante. AIO non canta, distilla il silenzio attraverso un rumore che sa di antico e alieno."
"UN VIAGGIO NELL'ABISSO LINGUISTICO CHE SCHIACCIA LA PLASTICA COMMERCIALE SOTTO IL PESO DI SUONI GUTTURALI E DISTORSIONI TRIBALI. UN ESPERIMENTO CHE NON CHIEDE SCUSA E TRASFORMA IL GLITCH IN UNA NUOVA FORMA DI POTENZA PRIMORDIALE. 🤘"
"Un esperimento digitale che dimentica la strada del cuore per perdersi tra i rumori di una galassia troppo fredda. Manca la melodia pulita di una volta, sostituita da un caos che non rasserena."
"Un esperimento sonoro che scambia la musica per un laboratorio di linguistica, risultando troppo cervellotico per le classifiche. Se l'obiettivo era confonderci ci sei riuscito, ma per la radio è un flop totale."
"Un esperimento coraggioso che scambia l'Ariston per un laboratorio di semiotica; affascinante nella vocalità, ma troppo alieno per il cuore della nazione. AIO cerca la galassia ma dimentica che, a Sanremo, vince chi sa ancora dire 'ti amo' in italiano."
"AIO distrugge il linguaggio per ricostruirlo in un reame di glitch e polifonie aliene. Un viaggio sonoro dove il bit e il respiro si fondono in un'architettura digitale impeccabile e futuristica."
"Un viaggio ipnotico tra Sardegna e galassie lontane che ridefinisce il concetto di 'cool'. AIO crea un glitch linguistico che ti entra sotto la pelle senza chiedere permesso."