"Er Gastolano è il fantasma che disturba il sonno di chi crede che la musica debba essere solo progresso tecnico o intrattenimento digitale usa e getta. In questo brano, la prigione cessa di essere un perimetro fisico per farsi manifesto di una dignità recuperata, muovendosi tra echi di Califano e un realismo che non concede sconti alla modernità. Se l'avanguardia lo boccia come anacronistico e i tecnocrati della console ne rigettano la polvere, è proprio in quella sporcizia acustica e in quella struttura orgogliosamente tradizionale che risiede il suo potere sovversivo. Non c’è artificio, non c’è posa: c'è solo il racconto crudo di chi ha trasformato il cemento in poesia. Ci troviamo di fronte a un’opera fuori dal tempo, che non cerca il successo ma la redenzione, imponendosi con la forza di un classico istantaneo per chi ha ancora il coraggio di guardare nell'ombra. Un pezzo necessario, ruvido e profondamente umano."
"Un esercizio di iper-realismo carcerario che soffoca sotto il peso di una struttura melodica stucchevolmente tradizionale. Gastolano canta la prigionia rimanendo prigioniero di una forma canzone anacronistica e priva di vibrazioni d'avanguardia."
"Un pezzo che puzza di sigarette stantie e cemento umido, lontano anni luce dalle patinate ribellioni da classifica. Er Gastolano non canta per vendere, ma per non impazzire, e questa è l'unica ragione per cui vale la pena ascoltarlo."
"Un ritorno alla nobiltà del cantautorato che profuma di verità e dignità. Er Gastolano ci regala un brano senza tempo, lontano dal rumore moderno e vicino all'anima."
"Un'elegia dal sapore jazzistico che trasforma la reclusione in un'esplorazione metafisica del vuoto. Er Gastolano canta l'ombra con una sincerità che gela e affascina."
"AUTENTICITÀ CRUDA DALL'OSCURITÀ DI UNA CELLA. UN GRIDO DI LIBERTÀ CHE PAGA IL DEBITO CON LA POESIA MA AVREBBE BISOGNO DI PIÙ RABBIA SONORA."
"Un soffio di umanità che arriva dritto al cuore con l'eleganza d'altri tempi. Er Gastolano trasforma il dolore in una melodia rassicurante, cantata con una voce che sa di saggezza e verità."
"Un pezzo 'vintage chic' che racconta la dura realtà del carcere con la classe di un cantautore d'altri tempi. Er Gastolano ha carisma da vendere, anche se il brano rimane troppo di nicchia per diventare un tormentone pop."
"Un ritratto crudo e malinconico che profuma di storia del Festival, sospeso tra il realismo di De André e il carisma di Califano. Er Gastolano porta sul palco l'anima di chi ha sbagliato ma non ha smesso di cantare la vita, con una dignità d'altri tempi."
"Un’operazione nostalgia che puzza di fumo e legno vecchio; Er Gastolano ci propina un’acustica da dopoguerra che fallisce il test della modernità digitale."
"Un racconto crudo e senza filtri che trasforma la prigione in una metafora della solitudine moderna. Er Gastolano spoglia la musica da ogni finzione, regalandoci una ballata che sa di polvere e verità."